High School Program: Inbound > Le Testimonianze di Arearep
FRANCESCA BIANCHI
Pavia
Sono ormai diversi anni che seguo questo settore degli scambi studenteschi e posso affermare con una certa sicurezza che le esperienze fino ad ora realizzate sono state davvero molto arricchenti sia per lo studente ospite che per la famiglia. Addirittura ho alcuni nuclei famigliari che hanno ripetuto l’esperienza più volte con ragazzi di nazionalità molto diverse tra loro.
Ciò che più mi colpisce di tutto il percorso è l’arricchimento reciproco che ne deriva e l’atmosfera più disponibile che si respira in casa. Le dinamiche del nucleo famigliare cambiano e si scoprono nuovi stimoli. Le famiglie ospitanti vivono una nuova voglia di scoprire anche le piccole cose che il territorio e la zona in cui vivono può offrire e sono orgogliosi di mostrare agli studenti il Bel Paese.
E poi i discorsi consueti si modificano e incomincia un nuovo dialogo dove la quotidianità tende a sfumare per aprirsi ad argomenti più ampi e ricchi di spunti promossi dalla vita dello studente ospite nel suo Paese d’origine e, ovviamente, dall’esperienza scolastica e umana che sta vivendo in Italia.
Concludo aggiungendo che alla fine di tutti questi incontri di vita, di cui sono l’artefice, ricevo moltissimi ringraziamenti sia da parte delle famiglie, che si riconoscono più aperte e disponibili, sia dai ragazzi stranieri con grandi dimostrazioni di affetto. Da tutto ciò nasce una fitta rete di rapporti oltreoceano che durano nel tempo e accorciano le distanze, e di tutto questo sono orgogliosa.
MARIA RIZZO
Palermo
Sin da quando mio marito seguiva una società d’atletica, sono sempre stata attratta dalla figura dell’adolescente con le sue problematiche di crescita. Quando sono stata coinvolta nell’ Exchange Program, mi sono trovata subito a mio agio. Anche perché sono fortemente convinta che molto della mia personalità e del mio modo d’essere dipendono dal fatto che, da adolescente, mi sono confrontata con la cultura di un altro Paese europeo. Per me, siciliana, vivere presso una famiglia tedesca, anche se con una sorella coetanea e con un fratello poco più grande, è stato come sbarcare su un altro pianeta... Questo confronto, anche se inizialmente molto duro, ha condizionato fortemente in positivo la mia vita.
E’ per me motivo di continuo stimolo culturale e intellettuale, oltre che affettivo, il confronto con questi giovani uomini e donne, che decidono di mettersi in discussione, di lasciare la sicurezza della propria casa, per partire ad affrontare l’ignoto.
Quando riesco ad aiutare i ragazzi stranieri ad inserirsi nel contesto sociale della nostra realtà, sento veramente di aver fatto raggiungere a questi ragazzi un grande traguardo. Si prova soddisfazione a sentire un giapponese parlare italiano con l’accento siciliano! Si viene a creare un rapporto stretto tra l’Arearep, lo studente, la famiglia, la scuola e gli amici che durerà tutta la vita.
Ancora oggi ho affettuosi contatti con ragazzi seguiti tanti anni fa, e non c’è estate che io non abbia a pranzo a casa qualcuno di loro.
Non posso poi dimenticare quanto sia interessante incontrare le famiglie ospitanti che mai devono sentirsi abbandonate e lasciate sole a gestire le dinamiche, non sempre positive, con il loro nuovo figlio. Non è infatti sempre facile riuscire a capire e ad accettare senza riserve le diversità del ragazzo straniero.
BEATRICE BURATTI
Brescia
Accogliere uno studente straniero nella propria classe è un’esperienza straordinaria. Mi riferisco non solo all’aspetto linguistico ma anche a quello culturale: è la possibilità di avere una finestra aperta sul mondo!
Personalmente, in qualità di insegnante d’inglese, trovo che avere un ragazzo o una ragazza madrelingua o comunque con un’ottima conoscenza della lingua, è una risorsa molto motivante per gli studenti. Tanto per dare un esempio concreto: fare degli esercizi di speaking, che per quanto ben strutturati risultano pur sempre una simulazione, diventa invece un’attività autentica e reale. Di solito chiedo agli Exchange Students di presentare in lingua il loro paese con informazioni geografiche, storiche, culturali, curiosità e aneddoti e la classe è sempre molto attenta e tutti, davvero tutti gli studenti, anche i più timidi, sono coinvolti e attivi nel fare domande.
Inoltre, a quanto avviene in classe, fa seguito, nella maggior parte dei casi, un’amicizia tra coetanei che ha come mezzo di comunicazione l’inglese. Cosa chiedere di più? I ragazzi riescono a vedere l’utilità della lingua, a sentire la mancanza di un vocabolario ricco che gli consenta di esprimere ciò che vogliono, ciò che a loro interessa... in questo modo la lingua smette di essere solo una materia scolastica e lo studio di conseguenza è più maturo e consapevole.
L’aspetto linguistico diventa dunque espressione di una cultura di cui gli studenti stranieri sono portatori e un incontro quotidiano e reale contribuisce in modo concreto a far acquisire un sguardo più aperto sul mondo, superando stereotipi e ampliando i propri orizzonti.
Sono sempre felice di avere uno studente straniero in classe: è uno stimolo per tutti, un’occasione d’incontro e, perché no, a volte anche di scontro, è inevitabile, ma pur sempre una risorsa importante, di crescita e di arricchimento reciproco.