Programma

Anno scolastico all’estero

Il programma per crescere e studiare all'estero

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L’anno, il semestre e il trimestre di studio all’estero:
un programma per coloro che vogliono studiare all’estero durante il quarto anno, frequentando una prestigiosa high school.
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Puoi scegliere tra scuole pubbliche e private, tra permanenza in famiglia o in un college.

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Studiare all’estero è un’opportunità formativa unica

Quattro programmi

A seconda del programma scelto tra i 4 diversi offerti, lo studente può scegliere il paese, la località, la scuola pubblica o privata, la sistemazione in famiglia o in college (boarding), le materie, gli interessi specifici e gli sport che si intendono praticare.

Ammissione

L’ammissione degli studenti è decisa dalla scuola presso cui viene fatta richiesta, sulla base del dossier presentato dallo studente e di un test di lingua, oltre naturalmente alla disponibilità del momento. Oltre alle tradizionali partenze estive, si possono iniziare i programmi anche a gennaio e a marzo.

Navigando offre, inoltre, uno strumento utilissimo: dei campi di lingua (soft land camp) prima dell’arrivo in famiglia o nel college.
Per chi si iscrive entro il 15 dicembre 2017 sono gratuiti.

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ANNO SCOLASTICO ALL’ESTERO

L’esperienza dell’anno scolastico all’estero è una grande opportunità di crescita per i ragazzi dai 15 ai 18 anni non compiuti. A differenza di altre situazioni in cui si va a vivere all’estero per lavoro o per motivi legati alla famiglia e ci si ritrova soli a dover far fronte alle difficoltà d’ambientamento, in questo tipo di programma l’esperienza che i ragazzi vivono è un’esperienza interculturale parzialmente guidata.

I ragazzi sono i protagonisti, ma non sono soli, sono preparati e supportati lungo tutto il percorso dal Team di Navigando. Il programma si svolge in un periodo evolutivo che coincide pienamente con l’adolescenza. L’adolescente, fisiologicamente parlando, è alla ricerca di progetti, idee e opportunità per realizzarsi. Egli vive in una situazione emotiva e mentale che prevede il cambiamento come elemento chiave, costante e prevalente. In molti casi i ragazzi a questa età sentono stretta la loro realtà, spesso possono sentirsi intrappolati in ruoli troppo infantili che impediscono loro di diventare adulti. Essere motivati a scegliere questo tipo di esperienza significa, innanzitutto, aver voglia di mettersi in gioco, scoprirsi attraverso un profondo lavoro su di sé. Vivere questo programma amplifica le potenzialità trasformative insite in questa specifica fase della vita, agendo nello specifico su aspetti legati all’autonomia, all’autostima e alla consapevolezza di sé.

L’ANNO, IL SEMESTRE ED IL TRIMESTRE ALL’ESTERO SONO RICONOSCIUTI DAL M.I.U.R.

Nota Ministeriale N.843 del 10 aprile 2013 sulla mobilità studentesca internazionale individuale.

La Nota Ministeriale enfatizza il ruolo che le esperienze di studio all’estero rivestono; vengono considerate parte integrante dei percorsi di formazione e istruzione. La Nota richiede alle scuole italiane di facilitare tali esperienze, concordando un piano di studio centrato sullo studente e riammettendo gli studenti alla classe successiva al loro rientro. Le esperienze di studio compiute all’estero da alunni italiani delle scuole secondarie di II grado, attraverso i soggiorni individuali, sono dunque valide per la riammissione nella scuola di provenienza e sono valutate, ai fini degli scrutini, sulla base della loro coerenza con gli obiettivi didattici previsti dai programmi d’insegnamento italiani.

Testimonianza

La vita qui in Danimarca è completamente diversa da quello che mi aspettavo. Mi aspettavo un paese civile, pulito e organizzato ed è quello che ho trovato, ma ho trovato anche persone fantastiche. Il popolo danese è talmente diverso da quello italiano che molte volte stento a credere che viviamo a così poca distanza. Le differenze sono abissali, a partire dal cibo. Qui la pasta viene servita bianca e poi viene buttato il condimento addosso o semplicemente mettono il ketchup sul piatto e ci buttano sopra la pasta. Lo spuntino di un adolescente danese non sarà mai il “panino con la Nutella”, ma una confezione di carote e cetrioli crudi.

E se proprio vogliamo fare i trasgressivi, sarà il rugbrød con burro e cioccolato (non sei danese se non mangi il rugbrød). La cena è il pasto più importante della giornata, perché è l’unico che passerai con la tua famiglia. Solitamente si svolge alle sei del pomeriggio (cosa a cui mi sto abituando solo dopo 52 giorni) ed è anche il pasto più sostanzioso. Finito ogni pasto, non importa con chi si è, si ringrazia per la cena con una semplice frase che loro adorano “tak for mad” e ognuno prende il suo piatto e lo porta in cucina. Questa è un’altra cosa che amo di questo paese, il fatto che ti viene insegnato a lavorare in gruppo, a collaborare e ad aiutare. Ma anche qui non è tutto perfetto, le persone all’inizio sono chiuse e riservate, e più ti sposti al nord più noti questa chiusura. Io, personalmente, abitando al centro dello Jutland mi ritengo fortunata. Le persone, già abbastanza fredde per cultura, si ritengono molto più amichevoli della parte più a nord del paese. Fare amicizia, dunque, non è semplice come mi immaginavo, ci vuole tempo, ma quando trovi un amico danese trovi un vero amico. Sono partita dall’Italia con aspettative piuttosto alte riguardo alla famiglia, questo perché mi è stata assegnata a Marzo e (anche se non del tutto) ho avuto il tempo di conoscerli e parlare molto con loro ancora prima di incontrarli. Non è mai una buona cosa il fatto di partire con alte aspettative, ma per mia fortuna, sono state superate. La famiglia è una parte fondamentale di questa esperienza e io ho avuto la fortuna di essere assegnata ad una famiglia fantastica. Fin dal secondo giorno mi hanno fatta sentire a casa. Non è mancato l’imbarazzo della prima settimana, ma dopo quella mi sono subito integrata. Ora scherziamo (hanno un fantastico senso dell’umorismo), parliamo di tutto e passiamo molto tempo insieme. I fratelli sono stupendi, mi trattano come se mi conoscessero da sempre, mi abbracciano e mi dimostrano tanto affetto. Non potrei immaginare la mia esperienza all’estero con una famiglia diversa. Anche la scuola è completamente diversa. In questo periodo sto seguendo un corso di danese dal lunedì al giovedì, dalle otto e un quarto alle undici. Per questo motivo, arrivo a scuola per seguire solo l’ultima o le ultime due lezioni. Il corso di danese è molto utile, grazie a questo sto imparando cose che mi sarebbe venuto difficile imparare da sola. A scuola, ovvero al Gymnasium, usiamo solo i computer, per tutto. Le lezioni, gli orari, i compiti sono tutti pubblicati sul sito (di cui c’è anche la app) che ti consente di vedere tutto il programma e i compiti per la settimana. Anche a scuola si lavora poco singolarmente e molto in gruppo, il che mi piace molto! Insomma, in questi primi 52 giorni ho avuto modo di conoscere la cultura di questo paese fantastico e ho anche avuto modo di partecipare a feste e lavori di gruppo con la classe. Non vedo l’ora di vedere cosa succederà nei prossimi mesi e di imparare bene la lingua che per ora riesco a capire solo di rado. Ho solo paura che questo anno passi troppo in fretta, spero non accada.

Testimonianza

Cosa succede in 10 mesi di un esperienza all’estero? Come poter rispondere a questa domanda. Ci ho riflettuto molto, ma ancora credo fermamente che sia pagine intere scritte, sia un libro, sia un album di foto non basterebbero per descriverla davvero. Per rispondere a questa domanda bisogna viverla, io mi chiamo Lucrezia, e dopo un anno in Germania sto tentando di rispondere a questa ardua domanda.

Mi sembra ieri il momento in cui firmai quelle carte, quel momento in cui tutto sarebbe cambiato. Partire è stata una decisone facile. Una firma qui, una lì e di lì a qualche mese presi un aereo che mi portò a destinazione. Appena scesa dall’aereo ero sconvolta, stavo piano piano realizzando l’idea di essere partita, che non avrei più rivisto i miei genitori, la mia famiglia, casa mia per un anno. Ma qualcos’altro mi aspettava: la mia famiglia ospitante. Mi aspettava alla stazione centrale di Potsdam. Mia mamma, mio papà e i miei due fratelli più piccoli erano venuti a prendermi. Un incontro bellissimo, emozionante, come amici che non si rivedono da tempo, ma allo stesso tempo un incontro tra estranei. Beh di questi “estranei” posso ora dire essere la mia famiglia. Se penso ai primi giorni e a quanto dormivo, a quanto tutto mi sembrava strano, difficile, incomprensibile,  mi sembra impossibile poter fare questa affermazione. Dopo qualche tempo stare con queste nuove persone, in questa nuova casa, con una lingua nuova iniziò a diventare più semplice e con questo arrivò anche l’inizio della scuola. Mi ricordo ancora le ansie e il caos di quel giorno. Mia sorella sarebbe partita il mattino presto per l’Irlanda e poi mia madre mi avrebbe accompagnata a scuola dalla preside per poter scegliere le materie e accompagnarmi alla prima lezione.

Non nego quanto i primi giorni non vedessi l’ora di tornare a casa, era tutto troppo difficile, anche solo chiedere in quale aula dovessi andare per fare lezione, chiedere da mangiare, presentarmi.

Avrei potuto mettermi in un angolino a piangere, ma ho preso una decisione migliore, quella di provarci, per davvero.

Cercavo di svegliarmi di buon umore, pensando sarebbe stata una buona giornata, che avrei fatto amicizie. Cercavo di vivere l’attimo. Poi appena arrivata a scuola cercavo di parlare con più persone possibile mischiando parole inventate alle mie poche conoscenze della lingua tedesca. Beh, alla fine, ha funzionato.

Il momento più bello di questa esperienza? Non lo so. Questa è la risposta migliore. Ce ne sono stati talmente tanti di momenti belli che sceglierne solo uno “offenderebbe” gli altri.

I momenti in famiglia sono sicuramente al top della lista “Momenti Belli”. I Brunch domenicali dove invitavamo tutti i miei quattro fratelli e relativi amici, trovandoci poi a tavola in 20, erano sicuramente momenti speciali, dove ognuno si impegnava per partecipare alla vita famigliare, anche solo mettendo in discussione dei pareri. Perché in Germania, la discussione è alla base della società, così come alla base delle conoscenze di uno studente. Il saper discutere, argomentando attivamente, significa cercare di comprendere quella certa situazione, dal punto di vista di chi la vive, creando la massima empatia nelle persone.

Mettersi in gioco, rivalutare le proprie opinioni, azioni e quindi anche rivalutare se stessi, sono la base del mio Exchange Year. Infatti, quest’anno è stato per me un anno di scoperta, di me stessa.

Chi è Lucrezia? Lucrezia sono IO. Potrebbe sembrare una risposta scontata, ma quell’IO ha un valore molto profondo. Significa conoscersi, avere la consapevolezza di se stessi, di chi si è, di a cosa si è andati attraverso, di quello che si è superato, le paure, i problemi, le sofferenze, le ingiustizie…

In questo anno ho imparato a cercarmi, quando mi perdo o quando ho dei dubbi, e a trovarmi, sempre. A capire chi sono e a essere me stessa, non importa con chi, come, dove, quando e perché. Semplicemente a essere me.

Ho imparato a essere sincera, a dire le cose come stanno, anche se a volte fanno male, anche se a volte sono cose scomode. Ho imparato che non si può piacere a tutti, che non tutti meritano la tua amicizia, ho imparato a piacere alle persone a cui piaccio per quello che sono, e non per quello che loro credono che io sia.

Ho imparato ad adattarmi ad un paese, una casa, una lingua, una vita che non conoscevo, e che all’inizio non erano miei. Ma ora lo sono.

È stata dura? Forse, non lo so. Il cuore dice no, lui guarda i momenti belli, guarda ciò che c’è ora. Ma la mente analizza la situazione da ogni punto di vista, considerando i problemi, le difficoltà, e come sono riuscita ad affrontarle, come queste mi abbiano reso la persona che sono. Forse si, è stata dura, non è come fare una passeggiata lungo lago, ma più come scalare una montagna, però alla fine potersi godere il paesaggio. Perché le difficoltà, i problemi, le paure, ci sono, ma sono belle. Non per essere masochisti, ma perché se non ci fossero state non le avremmo mai potute superare e vincere.

Non abbiate paura, vivetela, attimo per attimo, perché un anno corre veloce, più di quanto possiate pensare.

Claudio Gentili -Vicedirettore per il capitale umano di Confindustria

Buoni motivi per vivere un’esperienza interculturale in un mondo che cambia rapidamente

Già nell’antichità, Sant’Agostino scriveva che il mondo è un libro e che quelli che non viaggiano ne leggono solo una pagina. Ciò è tanto più vero oggi, nell’epoca della globalizzazione e della rivoluzione tecnologica. Se la prima ha collegato strettamente le diverse regioni del mondo tanto che un evento che si verifica localmente ha la capacità di produrre effetti in tutto il mondo, la seconda sta cambiando rapidamente la realtà in cui viviamo richiedendo una maggiore flessibilità e una più alta capacità di contaminarsi e di raccogliere gli stimoli.

In questo contesto maturare un’esperienza all’estero può dare una marcia in più aumentando le chances occupazionali fino al 10%.

La capacità di comprendere e comunicare in altre lingue è fondamentale per poter fruire dei diritti e delle opportunità che derivano dalla nostra appartenenza all’Unione Europea e dalla globalizzazione. Trascorrere un periodo all’estero implica anche un percorso di crescita personale e lo sviluppo di tutte quelle soft skills che sono indispensabili per inserirsi con successo nel mondo del lavoro. Consente, innanzitutto, di conoscere persone nuove e di misurarsi con culture profondamente diverse sviluppando le competenze relazionali, la curiosità e l’attitudine all’ascolto, alla tolleranza e al lavoro in gruppo, essenziali negli ambienti di lavoro multiculturali odierni. In aggiunta, i giovani coinvolti in queste esperienze possono mettersi alla prova ed esplorare i propri limiti, imparano a pensare fuori dagli schemi maturando spirito di adattamento, capacità organizzative, gestionali e di problem solving. In altre parole sviluppa flessibilità. In un mondo che cambia rapidamente, si tratta della migliore palestra per imparare ad imparare.

Carmela Palumbo – Direttore generale per gli ordinamenti scolastici e la valutazione del sistema nazionale di istruzione

Intervento al campo di formazione a Trevi

Questo tipo di esperienze sono assolutamente qualificanti e formative. Sono esperienze destinate a lasciare nella formazione, ma direi proprio nella vita di questi ragazzi, una traccia e un ricordo indelebile.

I ragazzi torneranno sicuramente fortificati nella consapevolezza delle proprie capacità e nelle competenze che io chiamo interculturali, cioè nella capacità di porsi in empatia, in ascolto e scambio con persone di altra cultura.

Il nostro, si sa, è un mondo sempre più globalizzato ed è importante già nell’ambito dei percorsi formativi formali inserire sempre più organicamente e dare rilievo a queste esperienze.

Il fenomeno dell’anno all’estero si sta diffondendo in modo esponenziale nel nostro Paese. Le famiglie sempre più sostengono un investimento nei confronti della formazione interculturale dei propri figli.

Ministero, scuole e famiglie promuovono questa esperienza perché si è consci che, senza nulla togliere al percorso scolastico tradizionale, questo momento formativo potenzia alcuni skills negli studenti che sono particolarmente importanti sia nella vita, sia in successive esperienze di studio e lavoro.

I ragazzi che ritornano sono fortificati dal punto di vista personale, si portano un grande patrimonio di esperienza. Cadono molti pregiudizi che purtroppo molti di noi più o meno inconsciamente manteniamo. Vediamo un’apertura mentale sicuramente maggiore e sono poi sicuramente facilitati nei percorsi di studio e di lavoro.

Riporto un dato di tipo personale: io ho una figlia che adesso ha vent’anni, quando era al quarto anno del liceo scientifico ha fatto questa esperienza dell’anno all’estero. Era proprio convinta. E’ tornata veramente cambiata.

Se posso dare un consiglio a voi ragazzi anche sulla base di questa esperienza personale, devo dire che è importante continuare a coltivare anche dopo questo anno all’estero i rapporti con gli amici che vi farete nel Paese che vi ospiterà, coi compagni di classe e anche con la famiglia o l’istituzione in cui soggiornerete, perché anche questo è un bel patrimonio che può trovare sviluppo in seguito, cioè i rapporti si mantengono e si possono addirittura rinsaldare.

Un saluto e “in bocca al lupo a tutti”!

Sistema scolastico

Nella maggior parte dei paesi la scuola superiore non possiede differenti indirizzi disciplinari come in Italia. Nel mondo anglofono, per esempio, è lo studente a decidere il proprio piano di studi. Alcune materie sono obbligatorie, altre facoltative ed in base alle scelte fatte, si studiano tre, quattro o cinque materie durante l’intero anno accademico. In queste scelte lo studente non sarà solo, ma avrà il supporto di un Tutor all’estero e quello del Consiglio di Classe in Italia.

Il sistema scolastico all’estero è generalmente diviso in due semestri: il primo inizia ad agosto/settembre e il secondo a gennaio/febbraio, mentre nei paesi agli antipodi è il contrario.

L’ammissione ad una determinata classe è decisa dal Preside della scuola straniera in base ai risultati delle pagelle inviate, alla conoscenza della lingua e all’età.

Negli Stati Uniti il Preside può dare la possibilità di conseguire il diploma, che viene rilasciato alla fine dell’anno scolastico e che permette di accedere direttamente all’università. Non è possibile garantire il diploma a priori, lo si deve ottenere per merito.

Un’altra differenza è l’orario scolastico. Il tempo speso a scuola è di gran lunga maggiore rispetto a quanto accade generalmente in Italia. Questo perché molteplici sono le attività extra-scolastiche e quelle sportive. Ne consegue che il carico di studio personale è inferiore rispetto a quello a cui gli studenti italiani sono normalmente abituati. Queste attività extra sono fortemente raccomandate poiché aiutano nella socializzazione e nell’inserimento nella vita scolastica e nella cultura del paese ospitante.

Uno studente italiano che decide di frequentare un periodo di studio all’estero, deve concordare con il Consiglio di Classe, coadiuvato dal responsabile della Mobilità Internazionale del proprio Istituto, le materie da seguire e dovrà mantenersi aggiornato sui programmi che i suoi compagni italiani svolgono in classe. L’Intercultural program non è un’esperienza che inizia e si esaurisce all’estero, contempla un rientro presso la propria scuola italiana. È vivamente consigliato, come previsto dalla Nota Ministeriale N.843, coinvolgere sin dall’inizio il Consiglio di Classe. Questo garantisce serenità e tranquillità quando si è all’estero e agevola il rientro e l’ammissione alla classe successiva.

Scadenziario

Per il semestre e l’anno con partenza agosto 2018

30 Aprile 2018 data ultima per richiedere il colloquio

20 Maggio 2018 data ultima per l’invio del dossier compilato con versamento dell’acconto

Per il semestre con partenza gennaio 2019

30 Ottobre 2018 data ultima per richiedere il colloquio

20 Novembre 2018 data ultima per l’invio del dossier compilato con versamento dell’acconto

Quattro programmi

BASIC

Lo studente seleziona il Paese. Sarà l’organizzazione estera a trovare la sistemazione all’interno del Paese selezionato

PLUS

Lo studente seleziona tre scuole dalla lista proposta in catalogo. Seguendo l’ordine di preferenza indicata dallo studente verrà assegnata a lui una delle tre scuole

AREA SELECT

Lo studente seleziona il Paese e una precisa località al suo interno. In base all’area scelta dallo studente, gli verrà assegnata una famiglia e una scuola

SCHOOL SELECT

Lo studente effettua una scelta tra le scuole proposte. La sistemazione può essere in famiglia, presso le strutture ricettive della scuola oppure in forma mista. Si possono scegliere le materie, se praticare sport specifici e se prendere il Diploma (solo in USA)

Percorso

1) Questo percorso inizia nel momento in cui si viene a conoscenza del programma. Si possono chiedere informazioni presso gli uffici di Navigando, visitare il sito o scrivere una email richiedendo un catalogo o partecipando alle riunioni organizzate presso gli istituti scolastici.

2) Si compila la scheda di presentazione, si versano le spese di apertura pratica e si inviano le pagelle degli ultimi tre anni, una copia del documento di identità o del passaporto. Si richiede un appuntamento individuale contattando lo staff di Navigando, che mette in contatto lo studente e la sua famiglia con il Rappresentante di Area. Durante l’appuntamento verrà somministrato allo studente un questionario conoscitivo e il test linguistico. Questo primo incontro non è vincolante ai fini dell’iscrizione al programma. Successivamente si organizza un colloquio con lo psicologo durante il quale lo studente svolge il test ERQ.

3) Viene comunicato da parte del Rappresentante di Area il risultato del test linguistico e si riceve un dossier da compilare, che deve essere riconsegnato completo al Rappresentante di Area entro 20 giorni; in assenza decade la prenotazione. Sarà compito di Navigando, una volta pervenuto il dossier, inviarlo all’organizzazione estera competente, che provvederà alla ricerca della famiglia ospitante e della scuola disponibile ad accogliere lo studente.

4) Contestualmente alla consegna del dossier si dovrà versare l’acconto tramite bonifico bancario.

5) Nell’attesa di ricevere il placement, è opportuno verificare la validità del passaporto. Deve essere valido per 6 mesi oltre la data di rientro.

6) L’assegnazione della famiglia ospitante potrebbe arrivare con largo anticipo o a ridosso della partenza. Non appena ricevuto il placement, sarà opportuno attivare i primi contatti con la famiglia e con la scuola che saranno desiderosi di conoscere meglio lo studente.

7) Inizia la pratica per ottenere il Visto per i paesi extra europei.

8) Nei mesi di aprile e maggio gli studenti dovranno seguire una formazione on-line per acquisire le competenze necessarie ad affrontare l’anno all’estero.

9) Nel mese di giugno gli studenti in partenza parteciperanno ad un campo di formazione nazionale, non obbligatorio ma consigliato. La partecipazione va confermata entro il 30 aprile 2018.

10) Il momento della partenza; all’arrivo ci sarà la famiglia ospitante o un referente della scuola pronto ad accogliere lo studente con entusiasmo.

Dossier

Ogni studente prepara un dossier, il suo “passaporto”, che viene inoltrato all’organizzazione estera competente. Il dossier deve essere estremamente preciso e fornire più dettagli possibili sullo studente e sulla sua famiglia. Lo studente deve descrivere i propri interessi, le proprie passioni, le persone con cui condivide la sua vita. È opportuno dare un’immagine fedele ed esaustiva della persona che si è e di quello che si fa, così da preparare la famiglia ospitante o la boarding school ad accogliere nel migliore dei modi possibili. Attraverso il dossier si scoprono le abitudini e le tradizioni a cui lo studente è legato e i valori che sono diventati i principi della sua vita.

Oltre al dossier, sono richiesti i seguenti documenti: le pagelle dei tre anni precedenti; il certificato delle vaccinazioni; una lettera motivazionale, dove sono riportate le ragioni della scelta di vivere l’esperienza. A questi documenti va aggiunto un album fotografico con le foto che si ritiene siano più significative. Una volta preparata e inviata la documentazione, rimane l’attesa dell’assegnazione della famiglia e della scuola: il placement. Lo studente e la famiglia non devono disperarsi se l’attesa è lunga, il placement arriverà! Questo è uno dei momenti più intensi. Inizia la realizzazione di un magnifico progetto. Se lo studente ha delle richieste particolari, ad esempio legate alla salute, la candidatura sarà registrata nel file “conditional acceptance”, ovvero l’iscrizione sarà accettata solo nel momento in cui una famiglia ospitante o una boarding school potrà soddisfare le esigenze dello studente partecipante. I casi in cui si viene registrati in conditional acceptance sono: regimi alimentari non comuni; allergie; malattie croniche gestibili; disturbi alimentari; media scolastica bassa negli ultimi due anni (inferiore a 7); richiesta di praticare uno sport agonistico.

Team di Navigando

Staff Operativo: si occupa della parte operativa in Italia ed è il collegamento tra l’organizzazione estera e la famiglia italiana. Gestisce i rapporti tra tutte le categorie di soggetti che lavorano al programma ed è responsabile del programma.

Rappresentante di Area: descrive i programmi nelle scuole, assiste i ragazzi durante l’esperienza e trova le famiglie ospitanti per accogliere gli studenti stranieri che poi seguirà una volta arrivati in Italia.

Psicologo: è una figura presente in modo costante. È coinvolto nella formazione. Somministra il test ERQ (Emotion Regulation Questionnaire) prima e dopo l’esperienza all’estero. Garantisce un rapporto personalizzato per i ragazzi che mostrano necessità di un maggior supporto relazionale.

Formatore: personalità qualificata ed esperta che si occupa della formazione.

Antropologo: cambiare paese significa soprattutto cambiare cultura. Un ruolo chiave è rivestito dall’antropologo, che si pone come obiettivo quello di aprire le menti dei ragazzi a nuovi scenari, nuove realtà e nuovi cambiamenti che devono essere accettati ed interiorizzati, per una crescita e maturazione completa.

Ginecologo: si parte adolescenti e si ritorna cresciuti, adulti. Il parere ed il supporto del ginecologo aiuta ad essere più informati, più sicuri, onde evitare che si verifichino situazioni che possano compromettere l’esperienza.

Nutrizionista: cambiare paese significa anche cambiare abitudini alimentari. Essendo la salute dello studente un aspetto primario, essenziale è il supporto di una figura professionale che aiuti lo studente in questo cambiamento.

Testimonial: ex partecipante al programma che mette a disposizione di tutti i ragazzi in partenza la sua esperienza.

Assistenza qualificata

L’assistenza è garantita dal Team di Navigando e dal corrispondente estero. L’assistenza copre tutto il periodo del programma e si occupa della preparazione e formazione prima della partenza, del supporto durante il soggiorno all’estero e al rientro in Italia. Vengono organizzate delle riunioni informative negli istituti scolastici e degli open-day in città per far meglio conoscere e comprendere questi progetti agli studenti ed alle loro famiglie. Navigando non pratica una selezione. Crediamo che non ci siano studenti adatti al programma e altri non adatti. Chi si avvicina al programma è sufficientemente maturo e responsabile per affrontare il percorso; sempre e comunque assistito dal Team di Navigando che lavora al programma. I requisiti per partecipare sono: conoscenza di base della lingua straniera, buoni risultati scolastici, desiderio di partire e intraprendere questa esperienza e buona capacità di mettersi in gioco.

Formazione

L’attenzione alle risorse emotive e relazionali viene posta in primo piano come elemento determinante per la riuscita del programma stesso. Durante la formazione lo studente è stimolato a lavorare sull’autoconsapevolezza, sull’autostima, trattando temi come l’autonomia, la flessibilità, la tolleranza allo stress e l’indipendenza. Una parte degli esercizi proposti ha come obiettivo quello di lavorare sulla comunicazione. In questo modo ci si allena a far fronte alla complessità e alla diversità, attraverso un percorso che porta a trasformare ciò che a prima vista può sembrare un limite, in un’opportunità di crescita. La formazione dello studente è strutturata in cinque momenti dedicati ed è finalizzata a preparare lo studente e la famiglia all’esperienza:

1. Formazione locale

Incontri one to one con il Rappresentante di Area, finalizzati ad una prima presa di contatto e ad una iniziale conoscenza del programma, a cui fanno seguito brevi meeting di gruppo;

2. E-learning

Letture ed esercitazioni idonee ad un adeguato approfondimento individuale di tematiche quali: viaggio, vita in famiglia, amicizia, studio, cambiamento, aspetti sociologici, antropologici, medico-sanitari, testimonianze ed adempimenti burocratici;

3. Campo di formazione pre-partenza

Incontro nazionale durante il quale condividere in gruppo tematiche in parte già sviluppate, con il coinvolgimento di formatori e figure professionali adeguate;

4. Incontri di formazione all’estero

È il quarto momento nel percorso di formazione ed è organizzato durante il soggiorno all’estero; consiste in incontri periodici, per verificare l’andamento del programma e valutare costi e benefici dell’esperienza;

5. Campo di rientro

È l’ultimo momento e viene organizzato al rientro nel Paese di origine dello studente; è un incontro utile per metabolizzare l’esperienza, con il supporto dei formatori, dello psicologo e la consulenza di altre figure professionali adeguate. Lo studente gode sempre di una posizione privilegiata rispetto al programma, non è mai un elemento tra tanti altri. Il Team facilita e garantisce questa posizione prima, durante e dopo l’esperienza.

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