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Restare in contatto con la famiglia durante l’anno all’estero: quanto e come?

10/07/26

Quanto è giusto sentirsi con casa durante l’anno all’estero? Ecco perché limitare i contatti nelle prime settimane aiuta l’ambientamento dello studente, e come trovare un equilibrio sano con il passare dei mesi.

Il tema dei contatti con la famiglia a casa durante l’anno all’estero raramente viene affrontato prima della partenza, eppure è uno degli aspetti che più influenzano la qualità dell’esperienza, sia per lo studente sia per chi resta in Italia.

Parlarne con calma nei mesi precedenti aiuta a costruire aspettative realistiche, invece di scoprirle sul momento, in un periodo già carico di emozioni nuove. Chi sta ancora organizzando la partenza può usare proprio i mesi estivi per confrontarsi in famiglia su questo aspetto, prima che l’attenzione si sposti sugli aspetti più pratici del viaggio.

Una volta arrivata la comunicazione della famiglia ospitante, di solito con un certo anticipo rispetto alla partenza, è normale, anzi consigliato, iniziare a scambiare qualche messaggio per rompere il ghiaccio. È il periodo successivo, quello dell’arrivo vero e proprio, a richiedere un approccio diverso.

Perché all’inizio è meglio limitare i contatti

Nelle prime settimane, lo studente affronta contemporaneamente una nuova famiglia, una nuova scuola e una lingua che non è ancora del tutto sua. Contatti troppo frequenti con casa, per quanto rassicuranti nell’immediato, rischiano di rallentare questo processo: ogni videochiamata prolungata riporta per qualche minuto lo studente nella vita che ha lasciato, invece di aiutarlo a costruirne una nuova.

Un messaggio veloce per dire che va tutto bene ha un impatto molto diverso da una videochiamata di un’ora: il primo rassicura senza interrompere la giornata, la seconda rischia di riportare per un’ora intera la mente dello studente fuori dal contesto in cui si trova, proprio nel momento in cui ha più bisogno di restarci dentro.

Non si tratta di distacco né di freddezza: è un processo di adattamento che richiede allo studente di trovare punti di riferimento nel nuovo contesto il prima possibile, un passaggio che fa parte della crescita che rende l’anno all’estero un’esperienza trasformativa, come abbiamo raccontato anche nell’articolo sulla paura di partire.

Chi diventa il primo riferimento dello studente

Nelle prime settimane, il ruolo di riferimento quotidiano passa alla famiglia ospitante e, per le questioni più strutturate, al coordinatore locale.

Sapere che esiste già una struttura pensata per accompagnare lo studente aiuta anche i genitori a vivere con più serenità questa fase di minor contatto: non è un vuoto, ma uno spazio occupato da persone che seguono la situazione da vicino, giorno dopo giorno.

Con che frequenza è ragionevole sentirsi?

Nelle prime due o tre settimane, è ragionevole limitarsi a un contatto a settimana, giusto per rassicurarsi a vicenda senza interferire con l’ambientamento. Dal primo mese in poi, la frequenza può aumentare naturalmente, seguendo il ritmo che si crea tra genitori e figlio, senza tornare però a un contatto quotidiano, che rallenterebbe il processo di autonomia che è uno degli obiettivi dell’esperienza.

Non esiste una regola valida per tutti: alcuni studenti hanno bisogno di più tempo per ambientarsi, altri meno. L’indicazione più utile resta lasciare che sia lo studente, con il supporto della famiglia ospitante e del coordinatore locale, a segnalare quando si sente pronto per un contatto più frequente, invece di imporre dall’Italia un ritmo prestabilito.

Anche il fuso orario incide sulla praticità dei contatti: destinazioni come Stati Uniti, Canada o Australia possono avere diverse ore di differenza rispetto all’Italia, un motivo in più per concordare in anticipo un momento fisso della settimana piuttosto che affidarsi a chiamate estemporanee, spesso fonte di fraintendimenti su orari e disponibilità.

Perché è meglio non contattare direttamente la famiglia ospitante

Durante il programma, Navigando raccomanda di evitare il più possibile relazioni dirette tra i genitori naturali e la famiglia ospitante. Non è una questione di riservatezza, ma di ruoli: ogni comunicazione che riguarda lo studente passa in modo più efficace attraverso il coordinatore locale, che conosce il contesto e può intervenire concretamente se necessario.

Conoscere la famiglia ospitante resta possibile, e anzi naturale, al termine del programma. Durante l’anno, mantenere questa distanza aiuta a non sovrapporsi a un equilibrio che lo studente sta costruendo giorno per giorno insieme a loro.

Quando la nostalgia richiede più attenzione

Un po’ di nostalgia nelle prime settimane è normale, e non va confusa con un disagio più serio. Fa parte del percorso di adattamento, allo stesso modo dei piccoli momenti di sconforto che si vivono la prima volta lontano da casa.

Ci sono però alcuni segnali che vale la pena non ignorare durante le telefonate:

  • un isolamento che si protrae per settimane;
  • il rifiuto sistematico di partecipare alla vita della famiglia ospitante o della scuola;
  • un calo evidente dell’umore che non migliora con il tempo.

In questi casi, il passo più utile è condividere l’osservazione con il coordinatore locale, la figura più vicina alla quotidianità dello studente, piuttosto che intervenire direttamente da lontano.

Un equilibrio che si trova con il tempo

Con il passare dei mesi, la frequenza dei contatti tende a trovare naturalmente il proprio equilibrio, spesso più simile a quello che si aveva prima della partenza. È un segnale positivo: significa che lo studente ha costruito la propria quotidianità nel nuovo contesto, senza per questo allontanarsi da casa.

La stessa dinamica, con tempi diversi, riguarda anche chi affronta il primo viaggio senza genitori per la prima volta, indipendentemente dalla durata del programma.

Quali informazioni servono prima della partenza?

Ogni famiglia vive questa fase in modo diverso, ed è normale avere domande su cosa aspettarsi nei primi mesi. Lo staff Navigando è a disposizione per condividere l’esperienza raccolta in oltre 30 anni di programmi di scambio: contattare i nostri uffici è il primo passo.

Le indicazioni sulla frequenza dei contatti hanno valore orientativo generale: ogni situazione familiare è diversa, ed è sempre utile confrontarsi per un consiglio calibrato sul percorso specifico dello studente.

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