I fell in love with England: il viaggio di Matteo tra Reading, Londra e un karaoke indimenticabile
In “Racconti di viaggio” diamo voce ai nostri studenti. Non solo per raccontare una destinazione, ma per capire cosa succede davvero quando si parte: cosa cambia, cosa si impara, cosa resta al rientro. Questa è la storia di Matteo, partito per Reading con una vacanza studio di gruppo in Inghilterra. Lui stesso ammette di essere partito scettico. Poi qualcosa è cambiato.
“Pensavo che non mi sarei divertito”
Matteo parte con un preconcetto chiaro: questa storia non lo convinceva del tutto. “All’inizio ero scettico perché pensavo che non mi sarei divertito”, racconta senza giri di parole.
Capita: non tutti i ragazzi partono per una vacanza studio di gruppo con la valigia piena di entusiasmo. Alcuni ci vanno per provare, un po’ in attesa di essere smentiti. E Matteo, in effetti, viene smentito.
I primi due giorni alla Queen Anne’s School di Reading sono stati faticosi: la lingua, le persone nuove, un contesto tutto da decifrare.
“I primi 2 giorni ho fatto molta fatica. Ma dopo mi sono integrato e sono riuscito a parlare.”
Quel “ma dopo” vale tutta l’esperienza. È il momento in cui l’inglese smette di essere un ostacolo e diventa uno strumento, in cui il gruppo smette di essere uno sconosciuto e diventa una compagnia.
Reading e la Queen Anne’s School: un campus fuori dall’ordinario
Ci sono college che sembrano set cinematografici. La Queen Anne’s School di Reading è uno di questi: 35 acri di giardini a nord del Tamigi, edifici storici che risalgono al 1698, piscina, campi da tennis, teatro.
“Mi è rimasto impresso il verde che circonda il college.”
Matteo ricorda nitidamente il verde, quasi che il paesaggio fosse rimasto impresso quanto le persone.
Non è un dettaglio banale. Per molti ragazzi abituati alle aule tradizionali, trovarsi all’interno di un campus come questo è già di per sé un cambio di prospettiva. Lo spazio fisico racconta qualcosa di diverso: che studiare può avere anche questa forma.
Reading si trova a circa 40 miglia da Londra, raggiungibile in meno di mezz’ora dalla stazione di Paddington. Una posizione che, nelle vacanze studio di gruppo, si traduce in qualcosa di molto concreto: la grande città è a portata di gita, ma la quotidianità si svolge in un contesto raccolto e ben organizzato.
La serata che non si dimentica
Se potesse rivivere un solo momento, Matteo non ha dubbi:
“Rivivrei la serata karaoke.”
Ha cantato Apnea, di fronte a tutti, ed è andata molto bene.
“Mi sono sentito amato, ero felicissimo poiché ho avuto molto successo.”
C’è qualcosa di preciso che succede in momenti come questi. Non è solo divertimento: è il momento in cui ci si accorge di essere davvero parte del gruppo. Quando si prende un rischio piccolo, ci si espone, e gli altri rispondono bene. È proprio allora che le amicizie diventano qualcosa di solido.
Le attività serali organizzate dalla scuola, come talent show, disco e tornei, non sono riempitivi del programma. Sono la parte in cui l’inglese si usa senza accorgersene, in cui si abbassano le difese e si costruiscono i ricordi che si raccontano poi a casa.
Londra dall’alto: il London Eye e Big Ben
Tra le gite organizzate durante il soggiorno, quella a Londra ha lasciato un segno particolare. Matteo l’ha vista dall’alto, dal London Eye, con la skyline della città alle spalle e il Tamigi sotto. Non da turista solitario, ma insieme agli amici conosciuti là.
“Il momento più bello che ho passato è stato quando siamo andati a Londra, perché sono stato con i miei amici, che ho conosciuto là.”
Vedere una città così con qualcuno con cui si è costruito qualcosa nel giro di pochi giorni cambia il modo in cui quell’esperienza si fissa nella memoria. Non è solo Londra: è Londra con loro.

Il banana bread e la passione per la cucina
Ogni esperienza lascia qualcosa di inaspettato. Per Matteo, che è molto appassionato di cucina, è rimasto impresso un sapore: quello del banana bread assaggiato al college.
“Mi è rimasto impresso il Banana Bread che ho rifatto a casa una volta tornato, visto che la mia passione è cucinare.”
Un dettaglio piccolo, ma significativo. Significa che l’esperienza non si è fermata all’aeroporto di rientro: è entrata nella quotidianità, nella cucina di casa, nel gesto di rifare qualcosa che altrove aveva un sapore diverso.
Portare a casa un ricordo concreto, una ricetta, un’abitudine nuova, è spesso il segnale che qualcosa è davvero entrato dentro.
Il consiglio di chi era scettico
Matteo era scettico. E proprio per questo il suo consiglio ha un peso diverso da chi partiva già convinto.
“Il mio consiglio è quello di fare amicizia con tutti e impegnarsi ogni singolo momento per poter imparare il più possibile.”
Non è una frase fatta, ma la sintesi di qualcosa che ha capito dall’interno: che in un’esperienza così densa l’atteggiamento è determinante.
Chi si chiude perde tanto; chi si apre, anche se all’inizio fa fatica, trova qualcosa che non si aspettava.
Consiglierebbe di ripartire? Senza esitazione:
“Sì, la consiglierei perché è stato tutto perfetto, organizzato e in un College veramente bello. Mi sono trovato benissimo con gli altri studenti, poiché sono partito senza conoscere nessuno.”
Partito senza conoscere nessuno, tornato con amicizie, ricordi, un karaoke da raccontare, e una ricetta nuova da fare a casa.
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